era il 1995 … tecnica mista pastelli e gessetti.
era il 1995 … tecnica mista pastelli e gessetti.
era il 1995…tecnica mista pastelli e gessetti su cartoncino.
Un dolore molto forte spesso paralizza; tuttavia, dopo questa fase che l’organismo mette in atto come estrema forma di protezione nei confronti di un evento potenzialmente sconvolgente, occorre reinserire il dolore nel proprio percorso di vita…se vogliamo di nuovo una vita.
Hemingway scriveva: “il Mondo spezza tutti…poi molto sono più forti nei punti spezzati”.
Pur superando la difficoltà, alcune persone possono rimanere intrappolate nel ruolo di vittime o ammorbati da sentimenti di rabbia e recriminazione verso di sé, gli altri o il mondo (Wolin).
Il dolore e la sofferenza possono indurre una persona a perdere ogni voglia di vivere, a non credere più in un senso, o al contrario a sentirsi ancora più forte. La differenza si chiama “resilienza”.
Con ciò non dobbiamo immaginare che la persona resiliente non sperimenti momenti di sconforto, di rabbia, di disperazione o perdita di senso. Tuttavia tutto ciò non blocca il percorso della vita: lo scoramento lascia il posto alla speranza e la fiducia nel futuro si nutre della forza del dolore.
La resilienza non è una condizione, uno stato, ma piuttosto un processo in cui si costruiscono competenze e abilità, si creano nuovi significati e si ritrovano obiettivi.
«Se vi è un destino personale, non esiste un fato superiore o, almeno, ve n’è soltanto uno, che l’uomo giudica fatale e disprezzabile. Per il resto, egli sa di essere il padrone dei propri giorni. In questo sottile momento, in cui l’uomo ritorna verso la propria vita, nuovo Sisifo che torna al suo macigno, nella graduale e lenta discesa, contempla la serie di azioni senza legame, che sono divenute il suo destino, da lui stesso creato, riunito sotto lo sguardo della memoria e presto suggellato dalla morte. Così, persuaso dell’origine esclusivamente umana di tutto ciò che è umano, cieco che desidera vedere e che sa che la notte non ha fine, egli è sempre in cammino. Il macigno rotola ancora. Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dei e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.
Bisogna immaginare Sisifo felice.»
(Albert Camus, Il mito di Sisifo in Opere. Milano, Bompiani, 2003, pp. 318-9)