Un dolore molto forte spesso paralizza; tuttavia, dopo questa fase che l’organismo mette in atto come estrema forma di protezione nei confronti di un evento potenzialmente sconvolgente, occorre reinserire il dolore nel proprio percorso di vita…se vogliamo di nuovo una vita.
Hemingway scriveva: “il Mondo spezza tutti…poi molto sono più forti nei punti spezzati”.
Pur superando la difficoltà, alcune persone possono rimanere intrappolate nel ruolo di vittime o ammorbati da sentimenti di rabbia e recriminazione verso di sé, gli altri o il mondo (Wolin).
Il dolore e la sofferenza possono indurre una persona a perdere ogni voglia di vivere, a non credere più in un senso, o al contrario a sentirsi ancora più forte. La differenza si chiama “resilienza”.
Con ciò non dobbiamo immaginare che la persona resiliente non sperimenti momenti di sconforto, di rabbia, di disperazione o perdita di senso. Tuttavia tutto ciò non blocca il percorso della vita: lo scoramento lascia il posto alla speranza e la fiducia nel futuro si nutre della forza del dolore.
La resilienza non è una condizione, uno stato, ma piuttosto un processo in cui si costruiscono competenze e abilità, si creano nuovi significati e si ritrovano obiettivi.

